Il quantitativo in storia di Francois Furet, in Fare storia temi e metodi della nuova storiografia a cura di Jacques Le Goff e Pierre Nora

Con storia quantitativa si intendono una serie vastissima di accezioni che vanno “dall’uso critico di un censimento, all’utilizzazione sistematica di modelli matematici nella ricostruzione del passato” p.3. Ma la storia non può essete ridotta a semplice studio di dati statistici. La storia è una disciplina indeterminabile sia concettualmente che a livello d’analisi. La storia non sfugge allo studio del tempo nella dimensione diacronica dei fenomeni. L’ambizione della storia quantitativa “consiste nel costruire il fatto storico in serie temporali di unità omogenee e confrontabili” p. 5. L’evoluzione analizzata in questo modo, viene definita da Pierre Chaunu storia seriale, la quale permette di sostituire all’avvenimento storico la ripetizione regolare dei dati selezionati e, suddividendo la realtà in serie, lascia allo storico la libertà di decidere se e come interrelazionare il materiale scomposto nei vari  livelli. Questo aggiunge rigore alla metodologia qualitativa tradizionale ma è impotente di fronte a settori di realtà storica che non hanno continuità temporale come per es. fonti perse o frammentarie. Resta comunque un buon metodo per l’identificazione della storia con il mutamento.

L’elaborazione dei dati per la costruzione di serie confrontabili deve però affrontare il probema delle fonti: in generale gli archivi europei costituiti ed ordinati nel secolo XIX riflettono le preoccupazioni ideologiche del tempo, dando maggior attenzione ai valori nazionali e alla testimonianza sull’avvenimento piuttosto che sulla durata. I dati della storia quantitativa, invece, non rimandano alla “delimitazione di un fatto dall’esterno, ma a criteri di coerenza interni: il fatto non è più l’avvenimento scelto perchè scandisce i tempi forti di una storia, il cui senso è stato definito preliminarmente, ma un fenomeno scelto ed eventualmente costruito in funzione del suo carattere ripetitivo, quindi comparabile attraverso una unità di tempo” p. 9. Le possibilità tecniche dell’elaborazione dei dati aumentano con l’aumentare dell’informatica e rimandano ad un nuovo sistema di classificazione e ad una nuova critica documetaria. Il dato ora esiste in rapporto ad altri dati precedenti e susseguenti “ciò che diventa obiettivo è il loro valore relativo e non il loro rapporto con una inafferrabile sostanza reale” p. 9. La rivoluzione tecnologica portata dal computer ha moltiplicato l’esplorazione di queste serie di dati. L’elasticità straoridinaria della documentazione storica permette di poter scoprire cose nuove ricercando su documenti già utilizzati per altri fini: i registri delle parrocchie sono diventati materiale interessantissimo per analizzare antiche società preindustriali; serie demografiche studiate dal punto di vista della contraccezione possono illuminare problemi di mentalità; atti notarili possono rivelare il livello di alfabetizzazione…ancora moltissimo c’è da recuperare perchè è la problematica di partenza che definisce le proprie fonti. E’ lo storico che costruisce i fatti e l’oggettività della sua ricerca dipende dalla correttezza dell’elaborazione dei suddetti fatti e dalla loro pertinenza in rapporto alle ipotesi della sua ricerca. La storia seriale è una rivoluzione della coscienza storigrafica. Lo storico con la propria interpretazione dei dati trasforma l’oggetto della ricerca, il tempo: per es, nella storia evenemenziale il fenomeno viene descritto come oggetto unico ed irripetibile, non inseribile in statistiche, quindi storia per eccellenza. Spesso, è un avvenimento politico-filosofico che crea un’ideologia con fini teleologici. Perchè sia intelligibile necessita di una storia globale definita indipendentemente da esso. Da qui la concezione classica del tempo come una serie di discontinuità legate dalla narrazione. Al contrario, la storia seriale descrive continuità in forma discontinua e scompone le concezioni preliminari della storia globale mettendo in discussione la pretesa sincronia degli eventi. La storia seriale importa concetti da altre scienze sociali come l’economia politica per rinnovarsi. Quindi la storia seriale consente di formulare ipotesi confrontabili, ma perde di vista la pretesa della storia, intesa in senso classico, di cogliere la totalità delle cose. Per Marc Bloch la totalità va certamente tenuta come orizzonte storico, facendo attenzione a non cadere nell’illusione teleologica, ma non la si pu più utilizzare come punto di partenza d’analisi. La storia contemporanea delimita l’oggetto della propria ricerca, definisce le ipotesi tramite la descrizione delle fonti storiche, ma ciò non implica che debba limitarsi all’analisi microscopica di un’unica serie cronologica. Infatti può raggruppare più serie e costruire un sistema, anche se  l’analisi globale di un sistema-dei-sistemi è di là da venire. Se confrontiamo per es. serie demografiche con quelle economiche possiamo scoprire nuove congiunture, nonostante i dati in nostro possesso rimangono gli stessi che si avevano prima del confronto. Il movimento periodico (l’avvenimento) non è per definizione contrapposto ad una teoria dell’equilibrio generale. La storia si contraddistingue dalle altre scienze sociali per l’ampiezza e la indeterminatezza del suo campo di ricerca. L’economia ha certo costituito il campo prioritario dell’indagine quantitativa, ma l’uomo non è solo un agente economico p. 21. L’analisi politico-ideologica delle società del passato va fatta non estrapolando dalla vita culturale lo sviluppo economico, ma descivendo l’attività umana, diversa dai processi oggettivi economici, secondo le diverse realtà storiche a cui si rifanno i diversi modi di appropriazione del tempo.

Due dei principali scopi storiografici sono: a) rivedere le periodizzazioni globali tradizionali, che sono un retaggio ideologico del secolo XIX in cui si presupponeva ciò che si andava a dimostrare, ossia l’evoluzione concomitante dei vari elementi di un sistema; b) distinguere in un insieme di dati di natura diversa quelli in evoluzione da quelli inerti sul medio-lungo periodo. Per fare questo occorre analizzare i ritmi differenziali d’evoluzione di un dato insieme storico.

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