relazione del testo storia della globalizzazione

cap 3°: Il sistema-mondo di Wallerstein dette origine a delle critiche secondo le quali non fu il ‘500 il sec. dell’inizio della storia globalizzata. Infatti,  secondo i detrattori, si può già parlare di sistemi-mondo per i sec. precedenti retrodatandoli addirittura a 5000 anni fa. Uno degli elementi per l’integrazione macrospaziale dei tempi antichi fu l’aggregazione di molti territori sotto l’egemonia di un potere centrale. Questa unione d’intenti non fu però caratterizzata dalla reciprocità, quanto piuttosto dalla forza coercitiva. Alro elemento fu l’ecumene religiosa, molto più ampio il suo raggio d’azione e meno determinanti i confini politici. Ultimo elemento furono i vincoli del commercio a distanza che, se non erano propriamente delle reti, crearono ad ogni modo legami stabili anche nelle società contadine apparentemente immobili. La stessa concezione del periodo medievale era concepita come un intervallo buio tra classicismo e neoclassicismo e solo negli ultimi decenni è stata rivalutata come periodo di grandi attività commerciali. Un ultimissimo elemento che rivelerebbe la costante dell’integrazione macrospaziale furono le migrazioni sempre presenti nella storia dell’umanità, ma la mancanza di pianificazioni regolari di questi spostamenti pre-moderni toglie loro la caratteristica globale. Due momenti importanti di forte integrazione macrospaziale medievali furono l’epansione di una nuova religione monoteistica ai confini dell’impero bizantino che si diffuse molto rapidamente dall’Andalusia all’Uzbekistan nell’ottavo secolo, in concomitanza alla ripresa di potere dell’impero della dinastia cinese Tang. E sei secoli più tardi l’espansione del potere nomade dei cavalieri mongoli unitisi sotto l’egida di Gengis Khan nel 1206. Il XIII sec fu in effetti il secolo in cui si crearono spazi di migrazioni mai visti prima e dinamiche causa-effetto che coprirono tutta l’area degli scambi commerciali. La diffusione della peste bubbonica fu senz’altro un effetto di questo macrosistema, ma non gli si può dare l’edificazione di una struttura mondiale. Dopo il XIII sec l’interesse reciproco che accomunava cristianità e islam diminuì sensibilmente. La separazione delle confessioni interne all’ecumene cristiana, paradossalmente delimitò più marcatamente i confini col mondo islamico. Queste due realtà ebbero comunque una propensione verso l’esterno molto più spiccata di quella mostrata da Cina e Giappone. La nascita degli Stati dell’Europa occidentale li diversificava dagli imperi plurinazionali inglese, francese e spagnolo. Dopo la pace di Vestfalia del 1648 ottenuta tramite il consenso delle parti e non calata dall’alto, fu però molto meno efficace della garanzia offerta da una monarchia imperiale. L’ordine vestfalico non comprendeva l’area esterna all’Europa occidentale, non aveva un’ottica globale. La periodizzazione dell’inizio della modernità è una convenzione non estendibile a tutto il globo. Ci sono degli eventi che si possono considerare fondativi di questa convenzione, come 1) il viaggio di Vasco de Gamaverso l’India del 1498 che, se non fu né il primo né l’ultimo, fu l’inizio dell’insediamento portoghese del “capitalismo della corona”  militarizzato in reti commerciali locali in possedimenti su tutta la costa asiatica. 2) la formazione dell’impero all’interno dell’ecumene islamica indusse gli europei a varcare l’oceano andando a produrre processi espansionistici che condussero alla nascita di unità politiche più ampie. Un tratto comune di questi porcessi fu la diffusione delle nuove tecniche di artiglieria. 3) La distruzione delle strutture politiche autoctone americane. 4) La distruzione delle popolazioni autoctone americane da parte dell’arrivo degli europei causato anche dalla contaminazione di nuovi virus. Il Nuovo Mondo fu incluso nei traffici euroasiatici-africani andando per altro ad alterare profondamente la natura dei coloni, con l’introduzione di nuove colture (mais, patata). 5) L’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg che permise la diffusione del sapere illimitatamente.

La scoperta e la colonizzazione dell’America, la rivoluzione delle tecnologie militari e di comunicazione crearono i presupposti per l’ampliamento degli spazi d’interazione. Nell’Atlantico gli europei non avevano nemici da combattere e la loro superiorità tecnologica non diede limiti alle loro ambizioni. Lo sfruttamento sia umano che delle risorse naturali americane mise in contatto i paesi delle tribù africane con le piantagioni brasiliane e le sale da tè europee. La prima rete commerciale che trasformò davvero il mondo fu quello dell’argento estratto dall’America verso le Filippine, per poi venir impotrtato dalla Cina, per mezzo di galeoni che navigando attraverso il Pacifico  espunsero l’Europa. L’argento pervenuto in Cina favorì il processo di monetizzazione e una ripresa economica dell’impero.

Ancora non si può parlare di piena globalizzazione. Le crisi economiche non si propagavano di paese in paese (come la peste), e a parte la diffusione delle armi da fuoco, il mondo continuava ad essere policentrico. Quella europea era l’unica civiltà di viaggiatori ed espoloratori e di scambio culturale si può parlare solo in un’accezione molto ristretta, nonostante gli sforzi dei gesuiti.

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